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Città intraviste
TvLandia PDF Stampa E-mail
Scritto da Luca Mori   
Mercoledì 30 Novembre 2011 09:34

SCUOLA ELEMENTARE COLLODI, MARINA DI CECINA
Classe 3 A. Insegnanti: Rossella Bani, Cristina Bianchi, Sara Sandroni




TvLandia è piena di schermi. Ci sono touch screen ovunque. I palazzi sono ricoperti di schermi giganti che permettono a chi passa di interagire. Anche il cielo è a forma di schermo: tra la città e il cielo, infatti, c’è uno schermo, e il bello e il cattivo tempo sono trasmessi come un programma televisivo.


Chi attraversa a piedi la città, trova negozi giganteschi in cui si può entrare per giocare gratis. Ogni tanto si vedono case a forma di televisione, mentre una delle ultime novità sono i palazzi che si costruiscono da soli. Nelle strade sfrecciano macchine molto più grandi e veloci di quelle di una volta, e passano anche camion trasparenti, che trasportano grandi schermi.


I bambini passano molto tempo davanti ai videogiochi e alla televisione. Come succedeva già molto tempo prima, attorno al 2011, ci sono bambini con i calli da videogioco che, quando giocano, anche se vogliono smettere non lo possono fare. Non ci riescono proprio, perché il videogioco attira. In alcuni casi, sono i genitori che stimolano i loro bambini a giocare con i videogiochi online, perché spesso sono abbinati a concorsi e si possono vincere cose.

[vedi articolo su ricerche sul tempo passato dai bambini davanti agli schermi: tendenze e implicazioni]


Una volta si giocava con i soldatini di plastica, che lasciavano più libera la testa. Ma i videogiochi sono più realistici e ti fanno venire voglia di continuare a giocare, di non smettere. Già attorno al 2011, in altri luoghi, erano comparsi videogiochi come “Wii Kinect”, che davano l’impressione di essere all’interno del videogioco: “se devi dare a pugni ti sembra di farlo davvero”, dicevano alcuni bambini; “ti sembra che ci sei, ti fanno le foto dentro perché tu sei dentro”, dicevano altri.
Una volta, con i soldatini di plastica, dovevi fare finta, dovevi far muovere e parlare dei pezzi di plastica; con i videogiochi non è così, tutto è più coinvolgente, anche perché ti fanno vedere il sangue quando spari… Già nel 2011 un bambino pensava che se giochi tanto con il videogioco della guerra, “poi la guerra la fai davvero”.

[vedi ricerca su rapporti tra esercito americano e industria dei videogiochi]


A TvLandia i bambini non vanno più a scuola: si va sul sito della classe oppure si fa il videogioco della scuola. Non si sa se i bambini di TvLandia imparano più o meno che in passato: certo, non hanno la ricreazione, gli amici e le maestre. Ma avranno penne che scrivono da sole e cellulari che diranno i compiti da fare.


Rispetto ai bambini del passato, quelli di TvLandia non sanno più correre, scrivere e giocare con gli altri bambini. Quando giocano con i videogiochi, tutti concentrati, si ignorano. Questi bambini hanno paura delle lucertole, dei ragni, degli insetti, del bosco: sono abituati a vedere tutte queste cose soltanto attraverso gli schermi. Alcuni hanno paura di distruggere realmente ciò che stanno distruggendo con il videogioco; altri hanno paura che il videogioco si accenda da solo quando è stato spento; altri ancora, hanno paura che le cose che sono all’interno del videogioco prendano vita ed escano fuori. C’è poi chi ha paura di stare da solo senza videogiochi, perché con il videogioco non ci si sente soli: ti sembra di avere altri amici.

[vedi articolo sulle capacità e sulle abilità in trasformazione nei bambini, con i mutati stili d vita e di gioco]


Strana città, TvLandia: così piena di videogiochi, ci sono bambini che ne desiderano altri e che desiderano macchinone giganti che fabbricano videogiochi; ma ci sono anche bambini che desiderano saper fare altro e avere amici con cui fare più cose, amici che gli stiano vicini.


I genitori potrebbero aiutare i bambini, ma passano tanto tempo davanti alla televisione, ai computer e a Facebook, specialmente quando i bambini non se ne accorgono. “Mia mamma gioca con il computer quando io non me ne accorgo”, diceva già un bambino nel 2011. I grandi poi si sono abituati a fare le cose a distanza e a farle fare ai robot. Non si va più al supermercato, ad esempio, perché la spesa si ordina da casa al computer. Si digita il codice in Internet e le cose arrivnao. Ci sono lavori che possono essere fatti a distanza. Forse i robot, presto, potranno sostituire tutti? È la domanda che molti si fanno, a TvLandia, ma non c’è una risposta precisa. C’è chi pensa che proprio non sarà possibile, che forse non sarà possibile.
 
Fulmine, un mondo "mezzo e mezzo" PDF Stampa E-mail
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Scritto da Luca Mori   
Mercoledì 30 Novembre 2011 09:24


SCUOLA ELEMENTARE COLLODI, MARINA DI CECINA

Classe 2 A. Insegnanti: Rossella Bani, Cristina Bianchi, Sara Sandroni



A Fulmine, una città che i suoi fondatori stavano per chiamare “Città del Buio”, si costruiscono palazzi molto più grandi e più alti che in passato. Quando però si deve costruire una casa che non sia un palazzo, la si costruisce più piccola di quelle di una volta, perché tanto gli amici non vanno più a trovarsi e i bambini stanno spesso da soli, annoiandosi ciascuno a casa sua. 

[VEDI: commento su rapporto Istat 2011 "infanzia e vita quotidiana"]


Nelle case quasi tutto è automatico. Da un po’ di tempo si stanno costruendo case con gambe robotiche, che possono quindi cambiare luogo con una certa facilità, se necessario. Solo le scuole sono più larghe che in passato, e ospitano tanti computer.


Nella città non ci sono cani, ci sono pochi alberi e parcheggi sotterranei. Gli alberi sono più stretti di quelli di una volta, così quando danno fastidio è più facile toglierli. Le macchine sono più lunghe di quelle di una volta, più veloci e senza ruote. Nella città in cui l’elettricità è così importante (come suggerisce il suo nome) la potenza delle luci è diventata col tempo sempre più piccola, perché serve tantissima elettricità per far funzionare tutti gli schermi che riempiono le case e che si accendono da soli. Ce ne sono di quelli in cui si può cambiare canale con il solo pensiero. Del resto, ci sono scienziati geniali impegnati in queste invenzioni.


A Fulmine i bambini passano quasi tutto il loro tempo davanti alla televisione, al computer e ai videogiochi. Ci sono dei robot progettati per giocare con loro, a giochi antichi come nascondino e 1-2-3 stella. Ma i bambini passano così tanto tempo davanti agli schermi che alcuni non sanno più come si cammina, come si corre, come si salta. Alcuni non sanno più parlare, perché sono abituati a stare zitti concentrati davanti ai videogiochi. Sanno usare benissimo i tasti dei videogiochi e il computer, anche per fare i compiti, ma hanno dimenticato come si usa una penna. Quando si alzano dal divano, dopo aver passato tanto tempo davanti allo schermo, perdono l’equilibrio (capitava già nel lontano 2011) e non sentono più le braccia. Giocano così tanto che sentono formicolare le braccia come in passato si sentivano formicolare le gambe dopo aver corso tanto. I bambini di Fulmine sono meno forti dei bambini del passato.

[vedi articolo su ricerche sul tempo passato dai bambini davanti agli schermi: tendenze e implicazioni]
[vedi articolo sulle capacità e sulle abilità in trasformazione nei bambini, con i mutati stili d vita e di gioco]


Alcuni bambini stanno svegli a giocare anche di notte: è come se il sogno andasse via. E davanti al videogioco non sentono più  il corpo.


Nella città di Fulmine gli adulti lavorano molto, anche la domenica, e hanno poco tempo per giocare con i bambini. Si annoiano tutto il giorno davanti alla scrivania, si addormentano leggendo libri o davanti al computer e alla televisione. Gli adulti controllano i bambini dall’alto con biciclette volanti. Nella città di Fulmine, quando si diventa maggiorenni si mette un chip all’orecchio: con quel chip, si può entrare in un “mondo mezzo e mezzo”, un mondo tra videogioco e mondo vero, dove le cose che uno desidera appaiono… Ad esempio, se uno vuole una bella macchina volante, ci pensa, e la macchina appare lì davanti a lui, pronta per essere usata, in un mondo che non è del tutto reale né del tutto finto. È il mondo “mezzo e mezzo” di Fulmine, dove le persone vivono davanti agli schermi e gli schermi danno la forma a ciò che sta fuori.
Ultimo aggiornamento Mercoledì 30 Novembre 2011 09:34
 


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