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Michela Falchi, Michela La Marca, Anna Mariani (Viviani, Pisa 2009) |
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Scritto da Luca Mori
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Venerdì 20 Febbraio 2009 06:53 |
Scuole elementari "VIVIANI", Marina di Pisa / Discussione con le insegnanti di III A e III BNell'ambito del percorso "Un mondo migliore" (elaborato da Ichnos e dal Teatro Verdi di Pisa), nell'anno scolastico 2008-2009, gli operatori impegnati nelle classi (Erika Gori, Luca Mori) hanno dedicato spazi appositi al confronto con le/gli insegnanti. Durante la discussione presso le Scuole elementari Viviani di Pisa è emerso quanto segue. In entrambe le classi (due terze elementari) i bambini sono stati coinvolti facendoli sentire protagonisti di un lavoro tanto "difficile" quanto stimolante: mentre a volte capita che gli "esperti esterni" non siano in grado di "tenere" la classe o di costruire una cornice interessante per i bambini, in questo caso l'incontro era atteso ed effettivamente partecipato. Tra l'altro, è stata apprezzata l'impostazione: i bambini sono stati messi in condizione di parlare sapendo che non c'erano giudizi su risposte giuste o sbagliate. Contavano le idee, la disponibilità a cambiare idea, la ricerca di regole per riuscire ad ascoltarsi e a mettersi d'accordo sul da farsi durante la costruzione di un "posto migliore". Sono state notate alcune ricadute degli incontri anche nel modo con cui i bambini hanno affrontato, in quel periodo e dopo, le lezioni sull'"educazione alla pace" e sull'educazione civica: lavorando alla costruzione di una loro città "ideale", "desiderata" e "migliore", hanno iniziato ad esempio a discutere e a voler approfondire meglio parole e aspetti della Costituzione, mostrando per così dire qualche "motivazione" in più (e il senso di un coinvolgimento personale). L'aspetto teatrale è stato decisivo quanto quello della parola e del pensiero: dal momento che la classe diventava una specie di zattera su cui bambini naviganti decidevano come costruire il loro posto migliore (in entrambe le classi, su un'isola), la classe è diventata una scena e un'assemblea, in cui ciascuno aveva il ruolo di ritagliarsi uno spazio per parlare, ascoltare, cambiare, scambiare o far cambiare idee agli altri. Un altro aspetto estremamente interessante dell'esperienza (che può dare chiavi di lettura sulla dinamica di gruppo interna alla classe) è emerso nel confronto tra i due luoghi immaginati dalle due terze: uno senza confini, aperto a tutti, anche ai "cattivi"; un altro cinto da mura e protetto da una bolla di vetro. Naturalmente abbiamo fatto incontrare le due città e abbiamo discusso con le insegnanti sulle condizioni che possono aver portato a immaginare due luoghi così diversi... Di questo si dà conto nella sezione dedicata alle Esperienze sulle "città ideali".
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Ultimo aggiornamento Venerdì 15 Maggio 2009 18:41 |
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Scritto da Luca Mori
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Giovedì 19 Febbraio 2009 06:47 |
Dal libro "In rapido volo con morbida voce", a cura di M.A. Galanti. Intervista di Luca Mori / Scuola dell'infanzia, 5 anni D. I vostri bambini sono abituati a parlare con voi e tra loro su ciò che li interessa o li preoccupa, ad esempio in relazione a ciò che possono vedere alla televisione; so che li fate discutere e riflettere sui casi particolari, arrivando però a domande generali come “cos’è giusto?”, “cos’è il male?”, etc. Sono classiche domande filosofiche. Nell’esperienza che abbiamo fatto assieme, c’è stato qualcosa di veramente diverso rispetto a ciò che già facevate? R. Era diverso anzitutto il contesto, il fatto che arrivasse una persona esterna alla Scuola, una figura maschile. I bambini aspettavano l’arrivo di un amico filosofo: nella classe, il filosofo è diventato un amico e una figura di riferimento. Si è prodotta un’atmosfera speciale e hanno funzionato, fin dall’inizio, il racconto della casa nel bosco e del libro con le pagine cancellate. L’arrivo di una persona esterna e l’incipit fantastico – il bosco, la sparizione della storia dal libro – hanno catturato l’interesse dei bambini e li hanno ben disposti a tutti i passaggi successivi. D. Avete presentato il filosofo come un amico… R. Sì, i bambini aspettavano un amico. L’accettazione nel gruppo, in questo modo, è stata facile. C’è da tenere presente, però, che questi bambini avevano già incontrato una figura maschile nella Scuola dell’infanzia, a tre anni: c’era un obiettore, molto simpatico, che prestava servizio nella Scuola. Anche questo ricordo può aver influito sull’interesse e l’apertura dimostrata all’arrivo del filosofo. D. Il momento dell’incontro iniziale, dunque, è andato molto bene. Ma il seguito è stato all’altezza delle aspettative? I bambini non hanno mai dato segni di “noia”? R. No, anzi: l’esperienza, ai bambini, è sembrata breve. Spesso chiedevano: “Ma quanto torna Luca (il filosofo)… ma perché non torna?” In questa classe è andata così, ma non si possono trarre conclusioni generali. Con i bambini le cose vanno ben oltre il modo con cui le poniamo o le pensiamo noi (insegnanti o adulti in genere). Quando si propone qualcosa, sono poi loro che danno uno slancio o una piega all’attività, e i tempi dipendono dal loro desiderio. Di importante, in questa esperienza di filosofia, c’è anche il fatto che il loro desiderio è rimasto. È rimasto l’interesse e la memoria di ciò che si è fatto.
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Ultimo aggiornamento Venerdì 15 Maggio 2009 03:57 |
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Scritto da Luca Mori
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Giovedì 19 Febbraio 2009 06:42 |
Dal libro "In rapido volo con morbida voce", a cura di M.A. Galanti. Intervista di Luca Mori / Scuola dell'infanzia, 5 anniD. Come si è inserita questa esperienza nell’attività della vostra Scuola, che è molto articolata e ricca di proposte stimolanti per i bambini? R. Ci piace leggerla come attività che integra e completa un percorso educativo basato sulla psico-motricità. L’entrata nella sala di psico-motricità ha i suoi rituali: sedersi sulle panchine, togliersi le scarpe, non far male agli altri, non rovinare il loro gioco… Quando poi devono costruire qualcosa, può capitare che i bambini chiedano aiuto all’insegnante. Qualcosa di analogo è capitato nell’incontro con il filosofo: c’erano alcune regole stabilite da un adulto, tutti potevano parlare e l’impressione era quella del “costruire assieme”, anche quando lo si faceva semplicemente parlando. D. Come avete presentato il filosofo, prima del suo arrivo? R. I bambini aspettavano un “professore dell’Università”, un “professore di filosofia”. Questo li ha fatti sentire importanti e valorizzati. Naturalmente non sapevano bene cosa aspettarsi e si chiedevano cosa mai volesse dire essere un “fisolofo”… D. Infatti, hanno subito fatto la domanda: “cos’è la filosofia?” R. Sì, e la risposta del filosofo li ha incuriositi: “è qualcosa che scopriremo assieme…”, “per ora posso dirvi che il filosofo è uno a cui piace giocare con le parole: le prende, le tira, le fa rimbalzare…vedrete anche voi come si fa…”.
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Ultimo aggiornamento Venerdì 15 Maggio 2009 03:58 |
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Scritto da Luca Mori
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Giovedì 19 Febbraio 2009 06:40 |
Dal libro "In rapido volo con morbida voce" a cura di M.A. Galanti. Intervista di Luca Mori / Scuola dell'infanzia, 5 anniD. Cos’hanno detto, i bambini, del filosofo e di questa esperienza, quando il filosofo non c’era? R. A questo proposito, ho molto materiale. Ho chiesto ai bambini, singolarmente e in gruppo: “Ma il filosofo chi è?” Le risposte sono interessanti. Tra quelle date dai singoli, segnalo le seguenti: - “… è un signore che è venuto a raccontare la storia delle idee”; - “… è uno che ci fa gli indovinelli”; - “… ci voleva ascoltare. Gli piaceva, rideva perché i bambini hanno detto una cosa bella”; - “… è un signore che ci faceva giocare”; - “… è un maestro. Diceva del bosco perché c’era andato. Faceva dire tutte le idee ai bambini, erano belle”. D. E le risposte emerse dalla conversazione collettiva? R. Non sono molto diverse. Anche in quel caso torna la figura del “maestro delle idee e dei problemi”, che “vuole le idee dai bambini”.
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Ultimo aggiornamento Venerdì 15 Maggio 2009 03:58 |
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Scritto da Luca Mori
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Giovedì 19 Febbraio 2009 06:34 |
Dal libro "In rapido volo con morbida voce", a cura di M.A. Galanti. Intervista di Luca Mori / Scuola dell'infanzia, 5 anniD. Come valuta la suddivisione del percorso di filosofia con i bambini in tre incontri, che è stata mantenuta anche nel 2007? R. Ritengo sia molto riuscita. Mi riferisco agli incontri del 2006, ai quali ho partecipato. Dal primo incontro con i bambini, attraverso l’ascolto e la partecipazione attiva alla narrazione, emerge un’idea di città che non si riduce alla visione “funzionale” degli adulti. Una classe di bambini, ad esempio, ha elaborato una sorta di “architettura della natura” (parchi, case sugli alberi, molti animali). È interessante poi, perché deve far pensare anche noi adulti, l’insistenza dei bambini sul confine e sugli elementi di protezione/separazione che devono caratterizzarlo. Prevale comunque, nella città dei bambini, la dimensione ludica e il piacere di sentirsi “liberi”. Prima e durante il secondo incontro i bambini erano entusiasti di poter raccontare ancora le loro proposte e curiosi di scoprire le sorprese (annunciate) che li attendevano, cioè l’arrivo di personaggi che chiedono ospitalità. Durante il terzo incontro sono emersi atteggiamenti ambivalenti verso la città e la distinzione pace/guerra. I bambini vogliono difendere la città e, in alcuni casi, non esitano ad optare per la guerra; ma alcuni sono passati “dalla parte del nemico”…
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Ultimo aggiornamento Venerdì 15 Maggio 2009 03:59 |
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