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Il progetto
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Parliamo di "filosofia con i bambini" e, sottolineando il “con”, non facciamo che riprendere il tema di fondo delle prime esperienze di Alfonso Maurizio Iacono, declinandolo nei diversi ambiti delle scuole dell'infanzia, elementari e medie.

Se volessimo indulgere a una certa moda e descrivere con una formula il senso del nostro lavoro, potremmo dunque parlare di filosofia con i bambini (di philosophy with children) anziché di “filosofia per i bambini” (la philosophy for children): non si arriva nella classe con storie già scritte e con temi già decisi, con domande pronte per i bambini, con “pillole di filosofia” da somministrare e con quadri di riferimento standardizzati per individuare e valutare gli obiettivi e gli esiti dell’esperienza; le storie vengono narrate e scritte con i bambini, i temi sono in parte vincolati dal filosofo e in parte decisi dalla classe, le domande sono quelle che i bambini intravedono e si pongono (gli uni agli altri e al filosofo o attraverso di lui).

Che tutto ciò abbia un senso, che cioè abbia senso pensare di “filosofare” con i bambini di cinque anni o delle elementari, richiede che si assuma una prospettiva epistemologica ben definita a proposito della pluralità e della complessità dei linguaggi. Ad esempio, l’obiezione secondo la quale non si può fare filosofia con i bambini non è aggirabile per chi si attenga a una prospettiva cartesiana o idealistica, dove i confini tra gioco e serietà o tra dubbio e certezza siano rigidi e nettamente definiti, o dove l’illusione sia identificata tout-court con l’inganno; né risulta aggirabile per le epistemologie che implicitamente attribuiscano a uno solo dei linguaggi umani (quello del lessico e delle grammatiche filosofiche consolidate) la prerogativa di un accesso privilegiato (o definitivo) all’indagine sulle questioni “classiche” della filosofia, o per le epistemologie catechistiche in base alle quali l’apprendimento realmente significativo si dà, nel tempo, come accumulazione o ripetizione meccanica di contenuti.

Il progetto nasce dall’intenzione di portare la filosofia nelle Scuole dell’infanzia. Ci siamo immaginati di lavorare con i bambini a partire dalle attività che loro già fanno, combinandole in modo originale, non banale, non per via di mere giustapposizioni (ascoltare raccontare e inventare storie; disegnare; costruire). Dalle scuole dell'infanzia siamo passati alle elementari e alle medie, con i diversi percorsi che questo sito intende documentare; con un passaggio successivo, grazie in particolare alla combinazione tra i progetti teatro-scuola e i "dialoghi dei cittadini" promossi da Armunia Festival Costa degli Etruschi, abbiamo iniziato a lavorare parallelamente con i bambini e con i loro genitori, in particolare sul tema della città ideale: mentre i bambini/ragazzi "costruiscono" in classe la loro città ideale, i genitori e i familiari interessati si incontrano di sera per "costruire" la città che desidererebbero consegnare ai loro bambini/ragazzi. Anche in questo caso, una città desiderata e immaginata, che andrà messa in tensione e a confronto con quella dei bambini/ragazzi, con esiti molto significativi.

Il progetto è filosofico perché, oltre alla combinazione di cui s’è detto, sono filosofiche la regia ed una sceneggiatura/canovaccio (vincoli di trama, domande ai bambini, fasi del racconto).

Nelle diverse iniziative svolte dal Laboratorio filosofico sulla complessità ICHNOS non si tratta mai - come ha sottolineato più volte Alfonso Maurizio Iacono - di “volgarizzare” la filosofia, o di fare filosofia “in modo semplificato”. Non è questo il punto. Il problema e la sfida, invece, sono quelli di “lavorare sui codici”, di cogliere gli impliciti filosofici in modi diversi di relazionarsi e di comunicare, di far “reagire” i codici ed il lessico filosofico con altri codici ed altri lessici. In questo modo tutti, a partire dal filosofo, apprendono nel praticare i passaggi tra i codici ed i punti di vista ed esercitano quella che Iacono definisce la “coda dell’occhio”, cioè la possibilità di vedere/pensare e vedersi/pensarsi altrimenti, in molti modi: è in questo senso che si declina l’autonomia nella relazione.

 

 
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