Strada facendo, nel nostro lavoro sono emersi alcuni risvolti politici che inizialmente non avevamo previsto. Il che può essere interpretato come un indizio prezioso della "generatività" delle idee e delle relazioni, che non è mai "automatica" e richiede una certa cura.
Tali risvolti sono anche l'esito di alcune collaborazioni in corso: Armunia - partendo dal Comune di Rosignano M.mo - ha promosso i "Dialoghi", liberi "circoli" di discussione tra cittadini coordinati da studiosi universitari ed esperti di teatro, su "parole chiave" urgenti (futuro, desiderio, lentezza, ecologia, politica, città, giochi dei bambini, autonomia, ecc.); il progetto "Fare Teatro" ha concepito il percorso per le scuole "Un mondo migliore" (2009) chiedendo un maggior coinvolgimento dei genitori all'inizio e alla fine del progetto; il Comune di Rosignano M.mo (Area Servizi alla persona) ha ugualmente previsto incontri con i genitori all'inizio e alla fine dei percorsi di filosofia nelle Scuole dell'infanzia.
A partire dal 2009, dunque, il percorso di "Filosofia" o "Filosofia-teatro" nelle Scuole, sviluppando una sua caratteristica iniziale implicita nella particolare attenzione riservata ai temi della filosofia politica, sta diventando l'occasione per aprire nuovi e insoliti canali di comunicazione tra famiglie, bambini/ragazzi, docenti delle Scuole e artisti.
In particolare, in alcune esperienze-pilota stiamo lavorando parallelamente con genitori e bambini sulla "città desiderata": mentre i bambini svolgono nelle scuole il percorso sulla "loro" città ideale, i genitori (o i familiari) si incontrano con il filosofo in altre occasioni (anche serali) e lavorano su due fronti: (1) la città che loro, come genitori/familiari, immaginano che i bambini costruiranno; (2) la città "ideale" che loro, come genitori/familiari, vorrebbero "donare" ai bambini.
In alcuni casi stiamo parallelamente lavorando con gruppi di adolescenti, sempre sul tema della città.
Tutte queste esperienze diventano l'occasione per riflettere sul significato plurale della parola "democrazia": la nostra idea è che senza l'esercizio di pratiche democratiche e senza l'immaginazione di tali pratiche - e parallelamente, senza l'esperienza delle dinamiche del consenso e del conflitto a cui tali pratiche espongono - la democrazia possa benissimo diventare una forma di governo adatta a sudditi. Riscontriamo l'esigenza da parte di genitori e docenti di esplorare l'immaginario e i desideri di bambini e adolescenti, riferiti alla città, all'ambiente e al futuro. Ma riscontriamo anche la difficoltà nel trovare idee e pratiche per tale esplorazione, e la facilità con cui tali pratiche diventano autoreferenziali. C'è bisogno di tempo, di metodi e di idee - per chi voglia ricostruire abitudini partecipative e critiche diffuse - per dare ai bambini e ai giovani la possibilità di esercitarsi in pratiche democratiche, e per dare loro la conoscenza che a tal fine è condizione necessaria (conoscenza riferita anche all'evoluzione delle piattaforme mediali, alle dinamiche del consenso e del conflitto e così via). Senza l'opportunità di entrare in contatto con pratiche di democrazie e di esercitarsi in esse, entrando anche in percorsi di conoscenza motivanti e stimolanti, finiranno per prevalere l'abitudine e la colonizzazione dell'immaginario da parte di bisogni e desideri indotti altrove. Con il Comitato Scientifico di riferimento e con coloro che lavorano nelle Scuole per conto del Laboratorio ICHNOS (giovani comunque impegnati nella ricerca universitaria e su più fronti nel campo della formazione) abbiamo avuto modo di tentare e affinare svariati progetti e percorsi, assumendo sempre come primo punto metodologico quello di calarci nei diversi contesti integrando le idee e collaborando alle proposte di chi vi lavora.
Uno dei propositi di fondo è quello di richiamare l'attenzione sul fatto che gli spazi vuoti tra città "ideale", città "immaginata" e città "reale" possono essere affrontati trovando il tempo per incontrarsi aprendo nuovi canali e nuove possibilità della comunicazione: la politica è lo spazio in cui si giocano quegli spazi vuoti, e quanto sono vuoti o pieni, incolmabili o meno. Il passaggio successivo potrebbe essere quello di tirare nuovi fili tra bambini, adolescenti, famiglie e politica, su questioni che non siano soltanto legate a una progettualità circoscritta, ma sul tema più ampio della "città immaginata" e del senso degli "spazi pubblici" del "vivere bene" in una città.


Risvolti politici
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